"Il Machiavellismo per tutti", il nuovo libro di Giovanni Galleggianti realizzato da "Melqart Communication" di Sciacca In evidenza
20 Settembre 2016 Scritto da 

"Il Machiavellismo per tutti", il nuovo libro di Giovanni Galleggianti realizzato da "Melqart Communication" di Sciacca

Intervista all'autore Giovanni Galleggianti che ci presenta il suo nuovo libro "Il Machiavellismo per tutti", stampato da "Melqart Communication" di Sciacca. Si tratta del 3° volume pubblicato in Italia, sempre con "Melqart Communication". Un libro interessante, per tutti gli appassionati di filosofia, di realismo politico e del noto scrittore fiorentino.

Perché ha deciso di scrivere questo compendio sulla filosofia di Machiavelli? E a chi è rivolto?

Mi ero accorto che il suo solo libro conosciuto, e dunque il suo Pensiero, si limitava al "Principe", piccolo libro di cento pagine estratte, da Machiavelli, dalle 1500 pagine di tutte le sue Opere. E’ mal conoscere il Filosofo, e la sua Filosofia, leggendo solamente queste cento pagine. Io ho voluto mettere a disposizione degli studenti di politica, dei politici e dei lettori tutte le opere di Machiavelli racchiuse e commentate in un libro di 400 pagine. Questo libro è come un dizionario del Machiavellismo e dovrebbe trovarsi in tutte le biblioteche personali, di tutti coloro che si interessano alla politica.

Per quale motivo il filosofo fiorentino ha influenzato così tanto il suo pensiero ed è da lei amato a tal punto?

Leggendo i Sistemi filosofici, ho notato che, tra tutti i filosofi, Machiavelli è il solo a non pretendere di insegnare un sistema di vita. Egli si limita a mostrare a tutti gli uomini come essi vivono in realtà. Se la filosofia evangelica insegna di porgere l’altra guancia, Machiavelli dimostra che nessuno l’ha mai presentata al suo nemico, tranne se costretto e tranne se di tendenze masochiste. Mi sono affascinato di Machiavelli perché lo considero come il solo filosofo onesto agli occhi degli uomini e soprattutto agli occhi dei deboli.

Quali sono le differenze tra i suoi due libri "Machiavelli, il Principe e il Caposquadra" e "Il Machiavellismo per tutti"?

Il primo cerca di convincere il lettore che il Machiavellismo è la filosofia dei Deboli e non dei Principi. Il secondo, invece, è il dizionario delle considerazioni di Machiavelli per permettere a tutti i Deboli di attingere alle riflessioni machiavelliche e alle pratiche dei Principi. I Principi non hanno bisogno di questo mio secondo libro poiché ce l’hanno nel sangue, dalla nascita. Ma i Deboli, Sì! Dal momento della loro nascita, i Deboli hanno bisogno di sei soluzioni per continuare a risolvere i problemi della loro esistenza nella giungla sociale: la Religione, l’Alcool, la Droga, i Medicinali, la Violenza e il Suicidio. In questi due libri, propongo ai Deboli una settima soluzione: il Machiavellismo.

Machiavelli ha influenzato anche il suo libro "La storia d'Israele vista dagli antichi popoli della Palestina"?

No! Al contrario. "La Storia d’Israele vista dagli antichi popoli della Palestina" mi ha permesso meglio di comprendere come si comportano gli uomini in tutti i tempi e in tutti i sistemi religiosi e filosofici. Tutto il "Principe" di Machiavelli si ritrova nei libri storici della Bibbia. Niente di strano, dunque, che i libri più tradotti al mondo siano la Bibbia e il Principe di Machiavelli.

Lei vive in Francia da molti anni: il modo di vivere e di pensare che ha la Francia ha influenzato i suoi scritti o è rimasto profondamente italiano e siciliano?

Totalmente influenzato! La Francia possiede un Secolo, detto dei Lumi, il Settecento francese il cui sviluppo letterario e filosofico non ha nulla a che vedere con il resto dell’Europa. Voltaire, Rousseau, Montesquieu, Diderot, vivevano e scrivevano in Francia. Nell’Italia del Settecento non sarebbero nemmeno nati: affogati nella vasca del battistero, durante il loro battesimo. Si fa per dire, ma è cosi. Quelli che ci sono nati e sopravvissuti si contano sulle dita della mano e, tutti, hanno scritto sotto l’influenza del Secolo dei Lumi, lasciando l’Italia per la Francia, tale il Palermitano Cagliostro o il Veneziano Casanova. Senza dimenticare un Cesare Beccaria ammirato da tutti e soprattutto dalla Francia. Ciò detto, se culturalmente sono diventato Francese, invece nel mio passaporto, nel mio cuore e nella mia testa sono sempre rimasto Siciliano più che Italiano o Francese. Un secondo dopo la mia nascita, il mio cervello si è messo a respirare con l’energia dell’ossigeno presente a Sciacca. I miei neuroni sono dunque impregnati dell'atmosfera saccense e siciliana.

Quali sono i suoi obiettivi letterari per il futuro? Forse nuove pubblicazioni?

Scrivere un libro sul Machiavellismo utilizzato dai truffatori per imbrogliare la povera gente, credula e senza difesa, svelando ai deboli i trucchi machiavellici (quelli dei truffatori geneticamente senza sentimenti di peccato). Ma per il momento ho altro da fare, cioè diffondere i miei libri in Francia e in Italia, nelle conferenze e nei circoli letterari. Il successo che spero per me e per i miei libri, lo spero anche per la mia Sciacca che lasciai, disperato, 42 anni fa e che racconto, in parte, nel libro pubblicato dalla Melqart Communication di Sciacca, "Machiavelli, il Principe e il Caposquadra".

Perché ha deciso, nonostante la distanza, di editare tre suoi libri a Sciacca con la "Melqart Communication"?

Molti editori, francesi e italiani, mi hanno proposto i loro servizi. A parte il fatto che questo mondo dell’edizione è pieno zeppo di fradiciume e di truffatori, io ho sempre cercato di avvicinarmi alla mia città di nascita per farla beneficiare dei miei lavori letterari. Alla “Melqart Communication” ho trovato quello che cercavo, con la sua diffusione attraverso il Fatto Popolare e il dibattito su TMK. La sua lotta utopica contro il marciume mafioso mi ha commosso. Forse mi sbaglio, ma la considero come una sfida alla Don Chisciotte: inutile e coraggiosa. La Mafia e la sua ideologia basata sulla Famiglia, fanno parte non dei Siciliani, ma della tradizione millenaria della terra di Sicilia. Per vincere la Mafia siciliana bisognerebbe distruggere, geograficamente, la Sicilia. Come desiderava farlo l’appuntato dei Carabinieri nel film "Sedotta e Abbandonata". Ciò detto, sono veramente stupito che un settimanale come il Fatto Popolare possa esistere con un alto spirito di libertà che tanto mi spinge a credere che qualcosa, in Sicilia, “Eppur si muove!”



Redazione

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